Gnudi con fonduta di pecorino

Gli gnudi sono un piatto tipico toscano e sono chiamati così perché costituiscono il ripieno dei ravioli. Questo impasto quindi è “gnudo”, ovvero spoglio, della sua pasta esterna. E’ difficile trovarli in vendita e se si trovano, non hanno il sapore che dovrebbero avere. Hanno un pò la stessa caratteristica degli gnocchi, è la farina a fare la differenza e a rendere questo piatto o buonissimo, o un sasso se ce n’è una quantità abbondante. Il condimento più utilizzato nelle famiglie Toscane è quello usato anche per condire i ravioli: burro e salvia. Nella sua semplicità si assapora tutto il gusto della ricotta fresca di pecora e degli spinaci. Facciamo sciogliere il burro insieme a qualche foglia di salvia, ci saltiamo gli gnudi, e terminiamo con parmigiano.

Quella che vi propongo oggi è la ricetta dei classici gnudi, chiamati anche malfatti, ma con un condimento diverso: una fonduta di pecorino e tartufo. Non siamo nel periodo giusto, ma li ho da poco assaggiati in un ristoranti tra le colline del Chianti e ho deciso di riproporvelo. L’impasto viene fatto lessando gli spinaci in pochissima acqua e, una volta strizzati e battuti al coltello, vengono aggiunti alla ricotta di pecora, sale, parmigiano, pepe e un pizzico di noce moscata. Come vi dicevo prima, è la farina a fare la differenza, quindi cercate di non usarla troppa. Ci sono due metodi per realizzarli, o si fanno delle palline che vengono rotolate nella farina o come farò io oggi, delle quenelle usando due cucchiai, più belli da vedere ma più lunghi da preparare.

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